I MONTI DELLE SERRE



Penetrare sui Monti delle Serre Calabre significa immergersi in un paesaggio che assume una conformazione tutta particolare che parla di terre lontane (sembianze alpine)
Si tende spesso a escludere tali montagne dalle geografie relative alla Calabria, considerandole inferiori rispetto alle più note Pollino, Sila e Aspromonte. Ma è errato considerare le Serre insignificanti e poco interessanti dal punto di vista escursionistico. Pur non raggiungendo altezze rilevanti, la vetta maggiore non supera i 1500 metri (Monte Pecoraro 1423 m.), questo massiccio al centro-sud della regione Calabria è caratterizzato  da paesaggi forestali di montagna che non hanno nulla da invidiare a realtà boschive come il Cansiglio o la bellissima foresta demaniale di Tarvisio. Il bosco, dunque, è l’elemento primario di questo settore dell’Appennino Calabro: selve immense di faggi, abeti bianchi, querce, castagni, caratterizzano le valli e le alture.
Il limite settentrionale della dorsale serrese corrisponde alla Sella Marcellinara, in quel di Catanzaro, mentre quello meridionale dalla Sella della Limina, nei territori di Giffone. A oriente si gettano direttamente nello Ionio, mentre a occidente degradano dolcemente verso la valli dell’Angitola e del Mesima, che le separa dalle colline del Poro.
Il nome potrebbe derivare dall'ebraico Ser, cioè monti, oppure riferirsi alla forma di una sega (in dialetto Serra).
Da un punto di vista geologico le Serre fanno parte delle cosiddette "Alpi calabresi" e hanno struttura in cui predominano, graniti, porfidi, dioriti, quarzifere e serpentine.


Il versante tirrenico delle Serre, più basso rispetto a quello orientale, dalle colline di Pizzoni

Nella fascia orientale sono presenti anche argille. Ma si da spazio anche quella che possiamo considerare un’isola sedimentaria, sempre nel versante orientale del massiccio. Si apre cioè una zona calcarea, in pieno contrasto con la natura granitico-cristallina delle rocce del resto delle Serre e dell’Appennino Calabro in genere. Stiamo parlando del gruppo del Monte Mammicomito (1047 m.) e del Monte Consolino (701 m.), nei pressi si Bivongi, Stilo, Pazzano e Placanica. Tale paesaggio insolito delle Serre di sud-est si avvicina a quello delle Timpe del Pollino Orientale.
Ma l’elemento, come già scritto, dominante della tradizione geografica dei monti serresi, è la foresta. Gran parte del territorio del massiccio è infatti ricoperto di boschi solenni, anche se non mancano zone che hanno perso il loro antico manto silvano.

Dalle pendici di Monte dell'Impiccato verso la dorsale del Pecoraro



Paesaggio alpino nel cuore del Mediterraneo

Il paesaggio ha realmente le caratteristiche delle nostre montagne della Svizzera: una segheria di tavole impiantata sul corso del ruscello[1], lungo il quale sono sparsi tronchi d’alberi, la piccola casuccia grossolanamente costruita con tavole mal congiunte, la foresta di abeti da dove esce spumeggiante la cascata che fa muovere la sega, tutto ciò forma un quadro alpestre dei più pittoreschi. Certamente trovandosi nel cuore di questo paesaggio si fa fatica a immaginarsi con la fantasia del nord, in una delle vallate sperdute tra le montagne dell’Oberland o del Valais, mentre ci troviamo nella punta estrema dell’Italia, nella provincia più calda di questo paese dove, come canta Mignon, fioriscono i limoni e dove le arance brillano come palle infuocate in mezzo al loro oscuro fogliame. Più in lontananza la valle si chiude da tutti i lati e forma un ridotto solitario dal vago frusciare del vento tra i boschi e dal dolce mormorio del ruscello che forma, nelle vicinanze, delle cascatelle, dispone l’animo alle fantasticherie ed alla meditazione.

Il testo riportato in corsivo è un frammento di Horace De Rilliet (Unterseen, 17 novembre 1824Napoli, 5 agosto 1854), scrittore, viaggiatore e chirurgo svizzero. Egli arrivò in Calabria insieme al 13º Battaglione Cacciatori con il compito  di chirurgo. L’impresa militare aveva come scopo quello di proteggere un concomitante viaggio del sovrano di Napoli in Calabria, precipitandosi in suo sostegno nel caso in cui si fossero riscontrati atti di intralcio nei riguardi del re e della sua scorta. Ma non si verificò nulla di questo. Nel suo viaggio in Calabria De Rilliet si appuntò quelle che erano le sue osservazioni, i suoi incontri, le sue sensazioni in una specie di diario. E le righe in corsivo fanno parte di questo resoconto di scoperta, una rivelazione che mai si sarebbe aspettato di vedere in una realtà come quella calabrese, regione al centro del Mediterraneo. Ma il bello della Calabria è proprio questo: nel giro di pochi chilometri  si passa da paesaggi esotici che ricordano i tropici a scenari alpini che fanno pensare alla Svizzera, realtà che nell’Italia centro-meridionale si verifica solo in Calabria. 

La radura dei Tre Ponticelli, lungo il SI che collega Serra San Bruno e la conca della Lacina con la Ferdinandea

Con questo non voglio dire che in altre regioni del sud e del centro Italia non esistono montagne. Anzi, dalla Liguria alla punta meridionale della penisola è un susseguirsi di catene montuose molto spesso elevate. Ma nelle Serre, come in Sila, c’è un elemento che in altre zone appenniniche viene a mancare: il bosco montano di conifere. In genere l’Appennino è la patria dei boschi di faggio (Fagus sylvatica), la quale specie non ha rivali e cresce pura formando boschi molto estesi. Nell’Appennino Calabro, invece, le conifere (il pino laricio in Sila e in Aspromonte; l’abete bianco sulle Serre e nel massiccio aspromontano settentrionale) sono vittoriosamente concorrenziali rispetto al Fagus sylvatica. In una valle come quella dell’Ancinale, dove è adagiata Serra San Bruno, si è circondati da rilievi inondati da intriganti selve d’abete e tale paesaggio, dunque, da una fisionomia decisamente nordica, ma addolcita e beneficamente influenzata dalla posizione di zona squisitamente mediterranea.
Il testo di De Rilliet è il prototipo di ciò che il visitatore non calabrese prova nell’adocchiare un paesaggio come quello delle Serre. Per tanti viaggiatori, allora come oggi, tali montagne costituiscono la più piacevole sorpresa, perché non si riesce a immaginare che nelle terre del sud Italia si possa incontrare un’oasi alpestre di tal tipo, con queste abetaie che portano alla mente a scenari di fredde regioni lontane. Penetrare sulle Serre significa entrare in contatto con la montagna vera nel senso nordico: ricordano i paesaggi della Selva Nera tedesca, del Giura svizzero, e addirittura quelli della Scandinavia. 

Bosco Archiforo

Possiamo, quindi, definire le montagne di Serra San Bruno e dintorni come una piccola isola alpina eseguita con il rigoglio mediterraneo. Mancano i grandi bastioni rocciosi, è vero, ma bastano i boschi d’abete a trasformare il sud nel nord più classico e più celebre.



Vette principali

ü  Sottogruppo montuoso del Monte Serralta e Monte Cucco
Monte Contessa (881 m.)
Monte Covello (848 m.) 
Monte Serralta (1023 m.)
Monte Perrone (921 m.)
Monte Pizzinni (918 m.)
Monte Sant'Agnese (903 m.)
Monte Cucco (959 m.)

ü  Dorsale occidentale a sud della soglia di Monte Cucco
Monte Mazzuolo (942 m.)
Colle Morrone (963 m.)
Colla del Monaco (1046 m.)
Colle d'Arena (1099 m.)
Monte Famà (1143 m.)
Monte Diavolomani (1150 m.)
Monte Crocco (1276 m.)
Monte Seduto (1143 m.)
Monte Petrulli (1260 m.)


ü  Dorsale orientale a sud della soglia di Monte Cucco
Monte Burrilli (1178 m.)
Monte Tramazza (1125 m.)
Monte Cogna (1004 m.)
Monte Trematerra (1226 m.)
Colla dei Pecorari (1318 m.)
Pietra del Caricatore (1414 m.)
Monte Pecoraro (1423 m.)


ü  Gruppo del Mammicomito
Monte Mammicomito (1047 m.)
Monte Consolino (701 m.)
Monte Stella (832 m.)
Monte Gremi (1241 m.)
Monte Cannali (1054 m.)
Monte Vazamù (916 m.)
Monte Peroni (946 m.)
Monte Lievoli (1020 m.)



Valli

Valle dell'Ancinale
Valle di Giofri
Valle Fonda
Vallata del Torbido
Valle dello Stilaro
Valle Allaro



Fiumi e fiumare

Torrente Fellà
Fiumara Reschia
Angitola
Fosso Le Neviere
Vallone Acqui
Fosso Schioppo
Torrente Bruca
Ancinale
Torrente Beltrame
Metramo
Potamo
Fermano
Fiumara Sciarapotamo
Fiumara Torbido
Fiume Alaca
Torrente Gallipari
Fiumara Assi
Torrente Mulinelle
Fiumara Assi
Vallone Folea
Torrente Ruggiero




Clima

Quello delle Serre è un microclima tutto speciale. Abbiamo già parlato di una vegetazione particolare e questo basta per rendersi conto che si tratta di una zona caratterizzata da condizioni climatiche distintive.
Il tutto è influenzato da precipitazioni che risultano ben più abbondanti rispetto alla media delle montagne appenniniche. Le  massime punte precipitative si hanno appunto nelle conche centrali, tra Serra San Bruno e Fabrizia, con quantità che raggiungono i 2000 millimetri annui, valori paragonabili a quelli delle Alpi Orientali.  Si tratta delle aree dove la presenza dell’abete bianco è più cospicua (il Bosco Archiforo e di Santa Maria per esempio). Dunque la spiegazione della sua abbondante presenza è proprio il fatto che la zona risponde a quelle che sono le condizioni habitat che predilige di più, con piovosità abbondante, fresco e umidità costante. Anche il versante tirrenico, che si getta nelle valli dell’Angitola e del Mesima, è caratterizzato da ricche precipitazioni, sempre superiori i 1100 e i 1200 millimetri annui, mentre in quello orientale, più prossimo alla costa ionica, le piogge si abbassano in maniera decisa, addirittura più di 1000 millimetri annui rispetto alle zone centrali. In genere dai 600 ai 1000 metri è presente un clima di bassa montagna tipico del castagno (inverni freddi e umidi, piovosi e con neve nei periodi più freddi, estati calde ma non siccitose), con temperature medie annue di 12 – 11 – 10 gradi. Al di sopra dei 1000 metri, invece, le condizioni climatiche si fanno tipiche appenniniche del fagetum (più piovose rispetto alla media delle precipitazioni dell’Appennino - inverni freddi e nevosi ed estati tiepide e soleggiate)  con temperature medie di 8 – 9 gradi. Nelle alture prossime alla costa ionica (come succede per esempio sulle pendici orientali della Colla dei Pecorari) si hanno temperature più calde e, anche sopra i 1000 metri, vi crescono boschi di leccio e, addirittura, si hanno formazioni miste di faggio e leccio.  
Ovunque si ha un massimo delle precipitazioni tra autunno e inverno e un minimo in estate.

La radura de le Melogne. Il lontananza un costone, coperto da un castagneto, che va ad unirsi al crinale principale di Colla del Monaco. 



[1] Il Fiume Ancinale